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Novità: avranno un costo gli interpelli all'Agenzia delle Entrate

A partire da quest'anno, con il Decreto legislativo n.219/2023 si prevede di modificare lo Statuto del contribuente introducendo l'obbligo di pagamento per gli interpelli presentati all'Agenzia delle Entrate.


punti di domanda

Il principio alla base di tale provvedimento è limitare il ricorso allo strumento dell'interpello da parte dei contribuenti in modo che si alleggerisca anche il carico dell'Amministrazione, la quale potrà così concentrarsi meglio sui casi più "spinosi" e difficili.


A tal fine, l'Agenzia delle Entrate ha permesso l'accesso semplificato alla propria banca dati (contenente circolari, risoluzioni, risposte ad interpelli, istanze di consulenza giuridica) da parte di persone fisiche e ai titolari di partita iva in regime di contabilità semplificata. La consultazione della banca dati sarà obbligatoria prima di presentare l'interpello a pagamento: solo nel caso in cui non sarà possibile reperire una risposta univoca alla domanda posta, si potrà procedere con l'istanza.


Il costo dell'interpello varierà in base alla tipologia di contribuente, al volume di affari o ricavi di chi sottopone la richiesta e alla complessità dei quesiti e sarà stabilito, assieme alle modalità di pagamento, da apposito decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Il contributo versato dal richiedente sarà destinato alla formazione professionale del personale delle agenzie fiscali.


La risposta dell'Agenzia delle Entrate è attesa entro 90 giorni (termine sospeso nel mese di agosto e nei casi in cui si richieda un consulto con altra amministrazione), nel primo giorno utile non festivo. Se entro il termine non viene comunicata risposta alcuna, il silenzio equivarrà a condivisione della soluzione proposta dal richiedente.

Resta ferma la non impugnabilità della risposta all'interpello.


Dall'art. 11 del D.lgs n.219/2023, forniamo l'elenco delle casistiche ammesse all'interpello dell'Amministrazione finanziaria:


a) applicazione delle disposizioni tributarie, quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla loro corretta interpretazione;

b) corretta qualificazione di fattispecie alla luce delle disposizioni tributarie ad esse applicabili;

c) disciplina dell'abuso del diritto in relazione a una specifica fattispecie;

d) disapplicazione di disposizioni tributarie che, per contrastare comportamenti elusivi, limitano deduzioni, detrazioni, crediti d'imposta, o altre posizioni soggettive del contribuente altrimenti ammesse dall'ordinamento tributario, fornendo la dimostrazione che nella particolare fattispecie tali effetti elusivi non possono verificarsi;

e) sussistenza delle condizioni e valutazione della idoneità degli elementi probatori richiesti dalla legge per l'adozione di specifici regimi fiscali nei casi espressamente previsti dalla legge;

f) sussistenza delle condizioni e valutazione della idoneità degli elementi probatori richiesti dalla legge (ai fini dell'art.24-bis del DPR n. 917/1986).




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