L’anticipo pensionistico volontario, la cui entrata in vigore era inizialmente prevista per lo scorso 1 maggio e poi posticipata più volte, è finalmente realtà. E’ arrivata la firma da parte del Presidente del Consiglio sul  decreto che contiene le istruzioni operative ad integrazione del quadro normativo già definito con la scorsa legge di bilancio, poi ulteriormente integrate con il decreto legge 50/2017.

La novità più importante è sicuramente la retroattività del diritto ad accedere all’Ape volontario, saranno dunque rispettati i termini previsti inizialmente e coloro che avevano maturato il diritto all’anticipo già dallo scorso maggio potranno richiedere, entro 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto, la corresponsione di tutti i ratei arretrati dalla suddetta data. Ricordiamo che l’Ape volontario consente ai soggetti in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi di anticipare l’uscita dal lavoro; funziona come un prestito bancario, le somme erogate in anticipo rispetto agli ordinari termini per il pensionamento dovranno essere restituite attraverso una trattenuta nel rateo della pensione, una volta maturata, per un periodo di venti anni. Al momento della richiesta bisognerà avere almeno 63 anni di età, 3 anni e sette mesi di distanza massima dalla pensione di vecchiaia, 20 anni di contributi. Dopo 20 anni dal pensionamento si completa la restituzione e la pensione torna al livello normale.

Secondo quanto previsto dal dpcm l’ammontare massimo della quota mensile ottenibile dovrà essere tale da determinare una rata di ammortamento non superiore al 30% della pensione erogata una volta maturata. Tale soglia dovrà tenere conto anche di eventuali altre rate dovute per prestiti già contratti con ammortamento residuo superiore alla durata di erogazione dell’Ape, come ad esempio il mutuo per l’acquisto della casa. Sull’anticipo saranno dovuti gli interessi, dalla misura minima del 2% medio annuo fino quella massima del 5,5% medio annuo, anche se l’obiettivo è quello di rendere il tasso stabile intorno al 3%.

Nel decreto è previsto anche un meccanismo di “salvaguardia” in caso di futuro aumento dell’età pensionabile, a seguito di riallineamenti con l’aspettativa di vita. Per evitare che il lavoratore rimanga senza alcuna entrata nel periodo tra la fine dell’erogazione dell’Ape e il “nuovo” momento nel quale si andrà in pensione, sarà possibile chiedere un finanziamento supplementare, con ovvio adeguamento della rata di ammortamento dovuta. E’ infatti importante sottolineare che i requisiti per la pensione applicabili non saranno quelli vigenti al momento dell’accesso all’Ape, ma quelli in vigore al momento effettivo della richiesta. In caso di morte del beneficiario prima della completa restituzione del prestito sarà l’assicurazione (da sottoscrivere obbligatoriamente una volta ottenuto il beneficio) a saldare il debito residuo; l’eventuale reversibilità, invece, sarà corrisposta senza decurtazioni. Ad oggi, quindi, per completare definitivamente il quadro, mancano solo le convenzioni con l’ABI e con l’ANIA per regolare, rispettivamente, le caratteristiche tecniche del prestito erogato e delle polizze a copertura del rischio morte del beneficiario.

FIRMATO IL DECRETO PER L’APE VOLONTARIO

Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network e/o visualizzazione di media. Fai click qui per visualizzare l'elenco dei cookie ed esprimere le tue preferenze.