È arrivato lo scorso 29 agosto il sì definitivo da parte del Consiglio dei Ministri al decreto legislativo che introduce il reddito di inclusione (Rei), una misura di contrasto alla povertà per la prima volta introdotta nel nostro ordinamento. Il reddito di inclusione sostituisce il “sostegno all’inclusione attiva” (Sia) e l’Asdi (l’Assegno di disoccupazione), e sarà operativo a partire dal 1 gennaio 2018. La misura consiste in un assegno mensile di importo variabile, da 190 fino a 485 euro in caso di famiglie molto numerose, e per una durata massima di 18 mesi.  Prima di poterlo richiedere nuovamente dovranno trascorrere almeno 6 mesi dall’ultima erogazione e nel caso di rinnovo la durata è fissata in 12 mesi. Il beneficio per ogni nucleo familiare non potrà essere superiore all’assegno sociale che ha un valore annuo di 5.824 euro, circa 485 euro al mese. Se i componenti del nucleo familiare ricevono già altri trattamenti assistenziali, il valore mensile del Rei verrà ridotto della cifra corrispondente a questi altri aiuti. Secondo la nota diffusa dal Governo sarà interessata una platea di circa 400mila nuclei, pari a 1,8 milioni di persone.

L’Istat stima che circa il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4,6 milioni di individui) vive in condizioni di povertà assoluta, situazione che risulta legata quasi esclusivamente alla carenza di lavoro, dati allarmanti che mettono ancora più in risalto l’importanza che possono avere misure di questo tipo.

Tra i requisiti d’accesso richiesti per usufruire del beneficio è necessario un Isee, relativo all’intero nucleo familiare, non superiore ai 6.000 euro; un valore del patrimonio immobiliare, differente dalla prima casa, non superiore ai 20.000 euro; un patrimonio mobiliare massimo tra i 6 mila e i 10 mila euro, variabile in relazione al numero dei componenti del nucleo. La misura non potrà essere concessa anche in caso di acquisto di auto sopra i 1.300 cc nei 12 mesi antecedenti la domanda o di moto sopra i 250 cc. Precedenza sarà inoltre assegnata alle famiglie al cui interno vi sono figli minori di età ovvero disabili, donne in stato di gravidanza e disoccupati con più di 55 anni. L’importo erogato sarà caricato su una carta di pagamento, la quale, oltre ad essere utilizzabile per permettere l’acquisto di una serie di beni, sarà idonea al prelievo di una somma pari alla metà dell’entità mensile del sussidio. I beneficiari, inoltre, saranno obbligati a partecipare a un progetto di reinserimento sociale ed avviamento lavorativo. Per chiedere il Rei, bisogna presentare domanda, attraverso specifici sportelli comunali che verranno istituiti sul territorio. Sono previste procedure veloci, meno di un mese per incassare la prima mensilità. Lo sportello che raccoglie le istanze ha infatti dieci giorni di tempo per trasmettere la documentazione all’INPS, che ha cinque giorni per il via libera.

IL REDDITO DI INCLUSIONE (RE.I.)

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